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Anna Maria Baratto

Critica


Se Pizzarotti fosse vissuta nel Rinascimento, certamente avrebbe aperto una fiorente Bottega d'Arte lung'Arno. Proprio come gli altri artisti di quel periodo, per la gioia dei committenti avrebbe dipinto pale d'altare, deschi da parto, cassoni nuziali, vessilli. E poi avrebbe ideato elmi e scudi, mobilia, gioielli. Insomma tutto il repertorio che una Bottega bene avviata poteva offrire. Al pari di un Botticelli o di un Verrocchio avrebbe sperimentato tutte le tecniche possibili, come annotava il Cennini nel suo Trattato della Pittura. Avrebbe dunque imparato a: "...triare de' colori, cuocer delle colle e triar de' gessi; e pigliar la pratica d'ingessare l'ancone, e rilevarle e raderle; metter d'oro, granare bene ….colorire, ornare di mordente, colorire il muro, far drappi d'oro...". Oggi queste pratiche ed altre ancora, sono il pane quotidiano di quest'artista così poliedrica, così fantasiosa, capace di mostrare il suo studio ai visitatori come un vero scrigno delle meraviglie. Dalle raffinate abat-jour in vetro o ceramica ai tappeti magici. Dai tavoli marmorizzati, alle sculture. La Pizzarotti sembra testimoniare nel suo atelier lo spirito dell'Art and Craft, quando sul finire dell'800 Robert Morris propugnava la sua fede nello spirito libero dell'artista che non può fare un distinguo tra arte alta - il quadro - ed arte bassa - la decorazione. Così come Leonardo non disdegnava di dipingere un cassone dono di nozze, Morris invitava i suoi adepti a dipingere tele ed al contempo a progettare carta da parati, perché l'arte deve sconfinare dalle strettoie imposte ed essere alla portata di tutti, deve entrare nelle case anche sotto le mentite spoglie di un'umile tazzina da caffè. Era nato il concetto di Design.
Di tempo ne è passato, oggi la figura del Designer ha una sua veste a parte da quella del pittore e, purtroppo, difficilmente coincide per la tendenza a creare griffe, vedi l'Atelier Mendini. In tutto questo la Pizzarotti occupa una posizione border line, ponendosi sui due confini con grinta e passione. Adombra Klimt e lo omaggia con delicate citazioni, pensa a Bernini e a Dafne mentre modella la sua lampada-albero con la chioma in carta di riso. Sfida i maestri quadraturisti barocchi ed i trompe-l'oeil nelle pareti commissionate in grandi ville, si esibisce graficamente in sensuali nudi liberty. Scommettiamo che il pubblico resterà incantato all'apertura del suo scrigno magico, per questa volta trasferito alla Galleria Akka-Ba di Roma.
                       
Anna Maria Baratto



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